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L'intervista: Il mal di schiena.

Firenze - 04/04/2011

Intervista a Lorenzo Paoli, Neurochirurgo sul tema del "mal di schiena" che spesso infastidisce chi trascorre molte ore seduto davanti al PC.

Che cos’è il mal di schiena?
E’ un sintomo, non una malattia; come tale può essere il segnale di numerosi stati morbosi a carico di organi o apparati, non necessariamente connessi alla colonna vertebrale

Cosa devo fare se ho il mal di schiena?
La cosa più importante è raggiungere una corretta diagnosi. Il primo passo è rivolgersi al proprio medico curante. Sempre più spesso chi soffre di mal di schiena salta il primo punto fondamentale iniziando cure farmacologiche e riabilitative senza essersi sottoposto al necessario percorso diagnostico.

Quali possono essere i rischi di una diagnosi non corretta?
Una diagnosi non corretta può rappresentare un grave rischio per il paziente: è intuitivo come una metastasi vertebrale non debba essere trattata come un’ernia del disco.

Quali sono le condizioni che possono provocare il mal di schiena?
Nella maggior parte dei casi il dolore origina dal disco intervertebrale o da fenomeni artrosici del rachide; vanno però sempre considerate anche le localizzazioni vertebrali di tumori, di processi infiammatori, e gli esiti di traumi. Non dobbiamo poi dimenticare che ci sono malattie al di fuori della colonna vertebrale che si possono presentare con il mal di schiena come sintomo d’inizio: tra queste ad esempio la calcolosi renale, tumori del tratto intestinale, sindromi ovariche, aneurismi dell’aorta addominale, oppure malattie sistemiche come l’artrite psoriasica, l’artrite reumatoide e alcune patologie autoimmunitarie.

Ma allora è difficile capire da dove origina il mal di schiena?
E’ solo il medico di famiglia che attraverso una precisa conoscenza della storia clinica del paziente ed una visita approfondita può iniziare il precorso diagnostico mediante l’esecuzione di corrette indagini

Quando ci si deve rivolgere allo specialista neurochirurgo?
Il neurochirurgo può convalidare l’ipotesi diagnostica, eventualmente integrando gli accertamenti diagnostici eseguiti con altri di secondo livello, proponendo il trattamento più adeguato alla situazione in cui si trova il paziente, trattamento non necessariamente chirurgico, spiegandone i pro e i contro.

L’ernia del disco lombare si deve sempre operare?
L’atteggiamento chirurgico nei confronti dell’ernia discale deve essere sempre cauto, considerato che:
- soggetti asintomatici sono portatori nel 75% dei casi di ernia discale.
- Nei pazienti affetti da ernia discale sintomatica si assiste ad una guarigione spontanea nell80% dei casi in 6-8 settimane dall’esordio clinico.
- Il 95% delle persone affette da ernia discale ritorna al lavoro entro 3 mesi senza sottoporsi ad alcun trattamento invasivo

In questi casi perché il dolore se ne va spontaneamente, senza bisogno dell’intervento?
Facciamo un passo indietro, considerando come una ernia discale lombare dà segno di sé. La fuoriuscita di materiale discale dalla parte interna del disco verso il canale vertebrale, può determinare una compressione di una radice nervosa che decorre nello stesso canale, determinando l’insorgenza di dolore irradiato alla gamba. Con il tempo questo frammento espulso va incontro ad un processo naturale di disidratazione, associato alla sua riduzione di volume determinata dall’azione di enzimi litici rilasciati dalle cellule infiammatorie presenti in quella sede.

C’è un modo per favorire questo processo naturale?
Sfortunatamente no

Quand’è che si deve sicuramente operare una ernia discale lombare?
In tutti i casi di grave compromissione neurologica e quando il dolore persiste in modo importante, non attenuato dai farmaci, oltre le 6 settimane.

Cosa si intende per compromissione neurologica grave?
Un quadro clinico caratterizzato dalla comparsa di disturbi sfinterici con incontinenza o ritenzione per le feci e/o le urine, disturbi della sfera sessuale (impotenza) talvolta associati a disturbi della sensibilità con sensazione di formicolio o cute addormentata nella zona perianale e deficit di forza agli arti inferiori. Se sono presenti questi disturbi l’intervento chirurgico deve essere eseguito in urgenza, perché possono diventare definitivi. E’ la sola condizione in cui l’intervento chirurgico deve essere eseguito in urgenza.

Quando l’ernia del disco oltre al dolore alla gamba determina una paralisi del piede l’intervento chirurgico deve essere eseguito d’urgenza?
La paralisi del piede non costituisce un criterio di urgenza. Questo è un disturbo che nella maggior parte dei casi regredisce spontaneamente, senza essere sottoposti ad intervento chirurgico; a sua volta questo pur eseguito non garantisce il recupero funzionale.

Nei casi non urgenti come si arriva alla decisione di eseguire un intervento chirurgico?
Ci deve essere sempre una stretta correlazione tra i disturbi riferiti, che devono essere persistenti oltre le 6 settimane e di entità tale da limitare significativamente le attività quotidiane, l’obiettività clinica ed i riscontri radiologici eseguiti.

Quali sono gli esami radiologici da eseguire? E’ sufficiente la RM?
L’accuratezza diagnostica è il requisito fondamentale per una corretta indicazione terapeutica. Questa a sua volta direttamente determina i buoni risultati dopo un intervento. Un solo esame radiologico difficilmente può essere sufficiente. La RM deve essere integrata da immagini TAC e di radiografia lombo/sacrale con prove dinamiche. Per quest’ultimo esame va considerato che quando si esegue una Tc o una RM il paziente è sdraiato nel lettino della macchina, non possiamo avere informazioni sul comportamento del rachide durante il movimento e nella stazione eretta. Una radiografia L/S eseguita in ortostatismo in posizione neutra, in massima flessione e in massima estensione del tronco, aggiungono importanti informazioni utili per decidere il corretto atteggiamento terapeutico.

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